sabato 21 dicembre 2013
venerdì 20 dicembre 2013
Ditemi cos'é - ogni apertura è buona e fa bene all'anima.22.Settembre 2014
Ditemi cos’è che non va in me che
scrive pure tanto e forse molto strampalato; dai confronti avuti: mi diverto. A
farlo, senza pensare sopra due volte. Lo faccio tanto che basta essere sulla
ruota libera che gira come il mondo in “Solo Voce" detto dall’anima e
parola palindroma ETNAGIGANTE. E tu che non credi diversamente a me
multidimensionale, in altre parole a livello psichico le scrivo perché possiamo
insieme dimostrare che anche questa è vita di parola e concetti, non fisico ma
corpo d’animo che basta esserci sempre in quelle lettere tante da comporre il
possesso psichico che è tra l’onirico passaggio dell’essere umano. A tale fine,
mi piace sbizzarrire chi come per scherzo pensa di essere sempre nel carnevale
di Manfredonia città del divertimento e della risata assicurata. E’ un paese
completo dove potrete passare ogni momento a giocare a tresette assicurato come
lo scopone scientifico del presidente e dell’ultimo arrivato che lui chiama in
difesa di Freud. Perché è buffo vedere la scimmia mangiare la mela e tant’altro
normale giocare come il presidente insegna ai suoi iscritti dell’associazione
polizia di Manfredonia. Il suo nome non ha importanza perché si capisce che
siamo come il … e il … in guerra tra chi canta come Mariolina e Gianni Ciardi –
Pasquina! Chi è che vuoi - finalmente sei venute sì! Ti aspettavo a te io! E
poi per capire: Madonne di Carmine ecc. E qui c’è la lettura o visione
alchemica per capire come si chiama di nome e, di fatto, c’è, anche il suo
cognome tra le parole di un canto bizzarro e divertente come la nostra regione
ospita attori e comparse persino in Tivù <Mudù>. Come prima cosa deve
comprendere cosa vuole Carmine e Antonio che non sono in Guerra ma solo in
competizione di come un bimbo che nasce senza cognizione, né coscienza del suo
mondo e quello che sta per alchimia nel simile di “Sola voce”. Ecco che allora
Antonio comincia a crescere come il bambino fatto uomo. E quindi, anche quando
io potessi trovare un attributo, una qualità del mio soggetto, essa
apparterrebbe in se stesso che da me mente estrosa di noi uguali. La mia
conoscenza mentale è basata sull’esperienza personale e per tale porta
testimonianza basata sostanzialmente sul passato. E chiudo per aprire note
diverse e ritmo che farà ballare sul più grande ostacolo senza spazio di base e
terra che tiene l’uomo in piedi e fermo quasi abbandonato ma con ostacoli
d’evoluzione di se stesso umano contestato nella simile natura perché
costituito da quello che voi chiamate per nome mio dalla stessa madre che: è
terrena. Gioco che porta ferite e prepotenze che basta scrivere del mondo in
Solo Voce.
DITEMI COS’E’:
Il gioco dello scopone a mio
avviso è un’arte che tutti o quasi per misura di memoria e fantasia gioca per
vincere mettendo in partita come il pallone più gol, in questo caso il
superlativo dipende non solo dall’immaginazione ma dalla sicura iniziativa che
porta differenza già nell’iniziare a fare carte. Partendo alle volte con il
vantaggio, vale a dire cominciare dalla nostra parte e situazione che arriva a
fare carte; che: giocarsi soprattutto quanto s’è rivolto al compagno convinto
della carta alta e prende sempre sul pari, mettendo avanti alla classifica
dell’avversario i quattro punti e le scope di vantaggio. Insomma come dire
questa, non è solo arte e neppure consente ammesso al vantaggio che porta solo
nel rientro della matematica, anche se in tutta la partita dipende di come
gioca l’amico e non solo l’avversario. Questa cosa nasce da un dialogo che deve
superare ovviamente la parte interiore per diventare pensiero su chi genera
cambiamento di gioco. Consapevoli tessitori di una cultura italiana che con
calma porta a termine il suo lavoro che in questo caso è giustamente chiamato
gioco. Penelope si fa riconoscere perché non ha nel totale inizio e fine che
guadagna tempo nella fase della sua virtù; spazio di lavoro sprecato ma che
batte l’importante speranza dell’avversario. Certo raggruppamento, nel
desiderio di infrangere le barriere e gli schemi che ingabbiano i circuiti
culturali Grechi e Romani. Dignità e libertà che porta il vantaggio a chi vince
il narcisismo che merita la consorteria nell’autocelebrazione mentale
guadagnando sugli altri. Come fai, quindi possiamo dire come assegna con le
parole il pensiero unico dell’artista che mantiene la gara di gioco conservando
il finale con la vittoria anche perdendo qualche partita. Perché l’arte del
gioco è innanzitutto vocazione da gestire tranquillamente senza mai farsi
sfuggire di mano l’amico. Il mio intento è sostenere e promuovere il gioco dei
sicuri quattro campioni dimostrando il contrario nessuno deve sentire
l’insicurezza dell’altro che ha un senso solo se hai tu stesso questa paura di
non farcela. Fin qui possiamo scrivere liberamente che l’arte aggrega e dove
c’è gente, le persone appunto devono seguire solo messaggi di pace per
guadagnarsi il simile di quest’arte. Che non conosce ma presta sicuramente
nuove manifestazioni nel mondo in “Solo Voce”. A questo punto ci aspetta
leggere il livello fattivo e non più superficiale di come il pensiero viaggia
per continuare quest’onirico passaggio che non può essere tale a scrivere tanto
di depressione cioè che limita la coscienza a far di più. Divulgando questo con
il quale resta un sogno non litigare sto qua a scrivere il pensiero ultimo e
che non è in contraddizione con l’ETNAGIGIGANTE –mondo in “Sola voce”.
Raramente si divulga la nuova arte perché ormai non c’è più niente da dire
quando si rimane a terra perdendo tutto o quasi per dire che non ha più niente.
Perché si trova già dal tempo che ricorda e contraddice l’io, del s’è che deve
essere nel mondo in “Solo Voce”. Ho sentito spesso che l’arte è una cosa
facilissima da neutralizzare: basta uno specchio per chi paga più che a chi
merita. Difatti chi riflette di più tra me te, lo specchio. E non finisce la
definizione che si può parlare da solo o con qualcuno che, afferma: con molta
facilità la propria soddisfazione nell’emergere facendo sentire la propria arte
e voce di mondo ascritto. Rendendo l’invisibile nel vivo mondo che può essere
molto interessante, s’è portato via dal gioco. Il quale rende forte chi vince
per carattere; ripagando l’appiattimento matematico controllato da questa
chiara speranza, che succede a me, del s’è.
E non credo proprio che si fidi delle parole e non della matematica che
porta alla fisica sottraendo le forze dell’ignorante elementare. Che ancora
scrive consigli e, non solo il pensiero corre con la quale e senza il
soggettivamente finisce tutto o quasi in “Sola voce”. Che cosa! Leggendo e
riprendendo il gioco dello scopone di una lettura nuova e che si fa sempre
un’opera personale. Il garante sono io e per questo scrive liberamente della
propria vita perché convinto, dell’artista stessa che è persona che rientra nel
gioco come semplice partecipante simile a tutta la gente generosi e attenti
come i molti consumatori di carte. Per tali motivi scopri quando è difficile
propagandare gli artisti. Perché ci vuole coraggio per vincere il valore di
questo strampalato che passa parola da molto vicino la chiave di cosa sa fare
l’avversario o compagno. Lui ricorda sempre che il peggior degli artisti non è
il nemico ma l’ego e sarebbe ingenuo pensare che sostituire l’io con il noi
possa essere sufficiente per raggiungere l’universalità. Superando
l’individualità è possibile riconoscendo e abbracciando il livello più profondo
della soggettività con l’incarico di far credere a tutti che un conto è l’ego e
l’altro è lo S’é. Il mondo in “Solo Voce” porta curiosità a tutti nel punto di
vista ricerca devastato da un improprio e arido concetto aggregativo che si
spinge a vivere con superficialità. L’omologazione afferma l’autore mantenendo
la maggiore qualità di gioco bugiardo subisce e devasta l’improprio che è
imbarazzante il finale di questa verità ossimoro. In diversi pensieri non c’è
il piacere ma in altri già soffocati dall’ostacolo di lettura, corrisponde i
preliminari di misura. Per aver scritto originalmente con la profonda assenza
di me e di tutti i sensi che portano al vostro pensiero che sparta lo
strampalato e l’autore originale. Che sono io in S’è. Non sempre è tutto
tranquillo per punire questa mia contraddizione che si avvale e ferisce me
stesso per dovere e obbligo a rientrare nei conti del pari e del dispari. E ora
aldilà della mia sfogata a ruota libera e strampalata risponde e chiude senza
aggiungere altre parole. Se non sono le tue, va bene così! Sì!
mercoledì 11 dicembre 2013
Lettura a ruota libera "Solo Voce" foto Giovanna Angela Antonio amico in macchina per via pulsano
In ogni gioco c'é
un’uscita; perciò questa preziosa librata di parole porta in “Solo Voce. Essa
s’ascritta inedito al valore come fosse che li piace l’equipollente del saldo
modo reale e bello di un sentimento che rasciuga ogni festa.(Addobbato sopra il
corpo naturale dell’uomo.Tutta l’anima, senza religione, di un colore
“fantastico”; (nella parte della fede).La qual, illumina la passione, degli
uomini; che non vogliono morir. No! Loro non vogliono preoccuparsi delle
proprie partite, “abitudini.Alla gente che piace topolino restano per gli altri
popoli di paperine rimaste in giro.Fin qui le persone si fermano nei casinò
delle gran feste; fuori a tuttora. (il residente della casa).In ogni caso
l’autore di me stesso, manifesta momenti, con pensieri, che fanno stragi:Di
tutti i sentimenti, vissuti: con spirito, particolare.Concludendo vicino la
mondial casinò la voce d’ogni percussione in “Solo Voce”. Perciò, scrive, del
comportamento umano; la saggezza della parola eterna.Vivendo come un pazzo; che
non lo è l’autore medesimo.Si scrive del mondo in “Solo Voce”; per scassar la
libertà da me disposta in pensieri del libero arbitrio.Vertiginosamente vive
della morale civile; che non va bene così: il libero arbitrio
permanente.Casomai il cuore é nei sani principi, ideali, capace di modulare il
totale pensiero fuori e lontano dal mondo in “Solo Voce”.Vive bene; e così
facendo esprime il gioco, con grazia e perizia dello scommettitore: di
casinò.Di qui io, faccio vincere, bene!Concludendo il proemio sopra chi mi legge;
senza pregiudizio e freddezza.Di credersi migliore “autore”, senza aver scritto
niente.Di quel nulla a sé!Da togliersi, lo scurito: dell’unica luce solare, per
gli altri; come la mia maldicenza ricorda il giogo del San Dio lassù, e
accarezza l’universo tramite il vento del Signore.Io dietro il messaggero dello
spirito di tristezza.Qual il Santo non ha peccato come l’Angelo il <Lucifero
>; anche se fa male, il dolore non c’è più e va via tramite il giogo di Gesù
Cristo e vive per un ritorno che è quasi amore.Ogni sua memoria scritta, per te
ed altri; che mi leggeranno col comportamento in copia ai grandi striscioni ed
equipollenza ad entrata morale e civile.Il mio non è rosario ma esce come una
permanenza senza note: al dio in “Solo Voce”.La quale non può dirmi di no
domani; anche se ritarda la morte.Qual non c’é modo di vedersi, ne sentir:
quella parola, della qual ci s’addormenta.In altre parole da parte mia scrivo
dell’indifferenza passionale; qual schiuma, all’insù
“insistentemente”.(Inneggia difatti, senza ragion; con la propria bocca asciutta.(Il morto sta li immobile; e come il
vivente in “Solo Voce”; stai li a guardar: il corpo che non vedrai di te
orizzontal.Non c’è niente che il nulla può per il destino della casa.Di fatto
basta credere alla stanza che ospita il corpo di struttura umana; ancora
filtrante del bisogno e, degli errori, di ieri.Qual mettono sotto accusa, il
rombo, di quest’anima; scocciata a viver naturalmente male.
sabato 30 novembre 2013
venerdì 29 novembre 2013
15.10.13 Troia lettura e fotografie
Manfredonia 15.10.2013
Sabato nell’ora tardi del pomeriggio - 12
Ottobre - i miei due fratelli Vito e Luigi insieme con le loro mogliettine
confermava alla mia consorte Anna di voler partecipare tutti con l’amico Luigi
Rignanese. Programma un viaggio per l’incoronato - santuario situato in Foggia.
E vi racconto in breve che la mattina del giorno appresso e parliamo della
Domenica giornata eccezionale 13.10. c.a. In quell’ora esattamente di mattina -
partenza che avveniva alle ore 9.00. Bene! Detto, questo fa un’osservazione
d’obbligo ritrovatoci tutti vicino la scuola IRAPL subito le presentazioni
immediatamente partite per l’Incoronato.
I miei fratelli più che le cognate osservavano giustamente che andare a Pietrelcina come si era detta la sera di Sabato non c’era bisogno di passare o addirittura andare a Troia. Loro non avevano il mio e quello di Luigi Rignanese il programma perché era stato fatto nei giorni prima e lo sapevamo solo io e lui. Così hanno loro, infatti, vissuto e fotografato questo magico e raro giorno d’incontro! Si tratta di un'osservazione importante in considerazione sia della rarità della giornata dedicata al pellegrinaggio specialmente perché stava la presenza di nostra madre di ottantuno anni compiuti il dodici del Marzo scorso. Ora una volta arrivati sul posto si sono subito preparati per andare al bagno loro. Invece noi: che sarei io e l’amico Luigi; inserito sul posto fuori dalla macchina abbiamo subito cominciato a filmare e fotografare in numerose postazioni del Santuario. Tutelando il verde che non si poteva calpestare perché solitamente si cammina sconfinando a piacere del soggetto. Subito ci siamo incontrati in questi piccoli spazzi in pezzati di campo terra che veniva a fiorire perché riempito tutto di rose rosse bianche e altri colori come il giallo. La pace di quest’osservazione la voglio rileva ancor di più solo per l'importante ruolo svolto da mio fratello Luigi e la moglie Giovanna. Di fatto c’è stato primo nulla ma dopo finita la messa hanno loro con mia moglie presente parlata con un vigile sul posto chiedendo la strada da fare per andare a Pietrelcina e non si presentava più a Troia perché non era nei loro programmi. Bene. Conservo questo scritto così senza finirlo a modo mio quando avrò più tempo, scriverò altro spiegando le peripezie e gli eventi che ci sono succeduti. Tutto è stato comunque meraviglioso A cominciare da mia madre che è rimasta ultra contenta soddisfatto in tutto anche noi che l’abbiamo portato a Troia e qui inizia la nuova carrellata che adesso smetto, altrimenti mi viene il dolor di testa.
I miei fratelli più che le cognate osservavano giustamente che andare a Pietrelcina come si era detta la sera di Sabato non c’era bisogno di passare o addirittura andare a Troia. Loro non avevano il mio e quello di Luigi Rignanese il programma perché era stato fatto nei giorni prima e lo sapevamo solo io e lui. Così hanno loro, infatti, vissuto e fotografato questo magico e raro giorno d’incontro! Si tratta di un'osservazione importante in considerazione sia della rarità della giornata dedicata al pellegrinaggio specialmente perché stava la presenza di nostra madre di ottantuno anni compiuti il dodici del Marzo scorso. Ora una volta arrivati sul posto si sono subito preparati per andare al bagno loro. Invece noi: che sarei io e l’amico Luigi; inserito sul posto fuori dalla macchina abbiamo subito cominciato a filmare e fotografare in numerose postazioni del Santuario. Tutelando il verde che non si poteva calpestare perché solitamente si cammina sconfinando a piacere del soggetto. Subito ci siamo incontrati in questi piccoli spazzi in pezzati di campo terra che veniva a fiorire perché riempito tutto di rose rosse bianche e altri colori come il giallo. La pace di quest’osservazione la voglio rileva ancor di più solo per l'importante ruolo svolto da mio fratello Luigi e la moglie Giovanna. Di fatto c’è stato primo nulla ma dopo finita la messa hanno loro con mia moglie presente parlata con un vigile sul posto chiedendo la strada da fare per andare a Pietrelcina e non si presentava più a Troia perché non era nei loro programmi. Bene. Conservo questo scritto così senza finirlo a modo mio quando avrò più tempo, scriverò altro spiegando le peripezie e gli eventi che ci sono succeduti. Tutto è stato comunque meraviglioso A cominciare da mia madre che è rimasta ultra contenta soddisfatto in tutto anche noi che l’abbiamo portato a Troia e qui inizia la nuova carrellata che adesso smetto, altrimenti mi viene il dolor di testa.
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