mercoledì 14 maggio 2014

tomaiuoloantonioçmail.it foto valle dell'inferno Antonio e amici in cerca della pianta

Buongiorno amici sono un invalido in pensione è ho bisogno di guadagnare almeno il poco per vivere perciò se avete qualche proposta interessante potete contattarmi all'indirizzo e-mail.
Grazie per l'attenzione .

Cordiali saluti.










































Ditemi cos’è che non va in me che scrive pure tanto e forse molto strampalato; dai confronti avuti: mi diverto. A farlo, senza pensare sopra due volte. Lo faccio tanto che basta essere sulla ruota libera che gira come il mondo in “Solo Voce" detto dall’anima e parola palindroma ETNAGIGANTE. E tu che non credi diversamente a me multidimensionale, in altre parole a livello psichico le scrivo perché possiamo insieme dimostrare che anche questa è vita di parola e concetti, non fisico ma corpo d’animo che basta esserci sempre in quelle lettere tante da comporre il possesso psichico che è tra l’onirico passaggio dell’essere umano. A tale fine, mi piace sbizzarrire chi come per scherzo pensa di essere sempre nel carnevale di Manfredonia città del divertimento e della risata assicurata. E’ un paese completo dove potrete passare ogni momento a giocare a tresette assicurato come lo scopone scientifico del presidente e dell’ultimo arrivato che lui chiama in difesa di Freud. Perché è buffo vedere la scimmia mangiare la mela e tant’altro normale giocare come il presidente insegna ai suoi iscritti dell’associazione polizia di Manfredonia. Il suo nome non ha importanza perché si capisce che siamo come il … e il … in guerra tra chi canta come Mariolina e Gianni Ciardi – Pasquina! Chi è che vuoi - finalmente sei venute sì! Ti aspettavo a te io! E poi per capire: Madonne di Carmine ecc. E qui c’è la lettura o visione alchemica per capire come si chiama di nome e, di fatto, c’è, anche il suo cognome tra le parole di un canto bizzarro e divertente come la nostra regione ospita attori e comparse persino in Tivù <Mudù>. Come prima cosa deve comprendere cosa vuole Carmine e Antonio che non sono in Guerra ma solo in competizione di come un bimbo che nasce senza cognizione, né coscienza del suo mondo e quello che sta per alchimia nel simile di “Sola voce”. Ecco che allora Antonio comincia a crescere come il bambino fatto uomo. E quindi, anche quando io potessi trovare un attributo, una qualità del mio soggetto, essa apparterrebbe in se stesso che da me mente estrosa di noi uguali. La mia conoscenza mentale è basata sull’esperienza personale e per tale porta testimonianza basata sostanzialmente sul passato. E chiudo per aprire note diverse e ritmo che farà ballare sul più grande ostacolo senza spazio di base e terra che tiene l’uomo in piedi e fermo quasi abbandonato ma con ostacoli d’evoluzione di se stesso umano contestato nella simile natura perché costituito da quello che voi chiamate per nome mio dalla stessa madre che: è terrena. Gioco che porta ferite e prepotenze che basta scrivere del mondo in Solo Voce.

                                                              DITEMI COS’E’:

Il gioco dello scopone a mio avviso è un’arte che tutti o quasi per misura di memoria e fantasia gioca per vincere mettendo in partita come il pallone più gol, in questo caso il superlativo dipende non solo dall’immaginazione ma dalla sicura iniziativa che porta differenza già nell’iniziare a fare carte. Partendo alle volte con il vantaggio, vale a dire cominciare dalla nostra parte e situazione che arriva a fare carte; che: giocarsi soprattutto quanto s’è rivolto al compagno convinto della carta alta e prende sempre sul pari, mettendo avanti alla classifica dell’avversario i quattro punti e le scope di vantaggio. Insomma come dire questa, non è solo arte e neppure consente ammesso al vantaggio che porta solo nel rientro della matematica, anche se in tutta la partita dipende di come gioca l’amico e non solo l’avversario. Questa cosa nasce da un dialogo che deve superare ovviamente la parte interiore per diventare pensiero su chi genera cambiamento di gioco. Consapevoli tessitori di una cultura italiana che con calma porta a termine il suo lavoro che in questo caso è giustamente chiamato gioco. Penelope si fa riconoscere perché non ha nel totale inizio e fine che guadagna tempo nella fase della sua virtù; spazio di lavoro sprecato ma che batte l’importante speranza dell’avversario. Certo raggruppamento, nel desiderio di infrangere le barriere e gli schemi che ingabbiano i circuiti culturali Grechi e Romani. Dignità e libertà che porta il vantaggio a chi vince il narcisismo che merita la consorteria nell’autocelebrazione mentale guadagnando sugli altri. Come fai, quindi possiamo dire come assegna con le parole il pensiero unico dell’artista che mantiene la gara di gioco conservando il finale con la vittoria anche perdendo qualche partita. Perché l’arte del gioco è innanzitutto vocazione da gestire tranquillamente senza mai farsi sfuggire di mano l’amico. Il mio intento è sostenere e promuovere il gioco dei sicuri quattro campioni dimostrando il contrario nessuno deve sentire l’insicurezza dell’altro che ha un senso solo se hai tu stesso questa paura di non farcela. Fin qui possiamo scrivere liberamente che l’arte aggrega e dove c’è gente, le persone appunto devono seguire solo messaggi di pace per guadagnarsi il simile di quest’arte. Che non conosce ma presta sicuramente nuove manifestazioni nel mondo in “Solo Voce”. A questo punto ci aspetta leggere il livello fattivo e non più superficiale di come il pensiero viaggia per continuare quest’onirico passaggio che non può essere tale a scrivere tanto di depressione cioè che limita la coscienza a far di più. Divulgando questo con il quale resta un sogno non litigare sto qua a scrivere il pensiero ultimo e che non è in contraddizione con l’ETNAGIGIGANTE –mondo in “Sola voce”. Raramente si divulga la nuova arte perché ormai non c’è più niente da dire quando si rimane a terra perdendo tutto o quasi per dire che non ha più niente. Perché si trova già dal tempo che ricorda e contraddice l’io, del s’è che deve essere nel mondo in “Solo Voce”. Ho sentito spesso che l’arte è una cosa facilissima da neutralizzare: basta uno specchio per chi paga più che a chi merita. Difatti chi riflette di più tra me te, lo specchio. E non finisce la definizione che si può parlare da solo o con qualcuno che, afferma: con molta facilità la propria soddisfazione nell’emergere facendo sentire la propria arte e voce di mondo ascritto. Rendendo l’invisibile nel vivo mondo che può essere molto interessante, s’è portato via dal gioco. Il quale rende forte chi vince per carattere; ripagando l’appiattimento matematico controllato da questa chiara speranza, che succede a me, del s’è.  E non credo proprio che si fidi delle parole e non della matematica che porta alla fisica sottraendo le forze dell’ignorante elementare. Che ancora scrive consigli e, non solo il pensiero corre con la quale e senza il soggettivamente finisce tutto o quasi in “Sola voce”. Che cosa! Leggendo e riprendendo il gioco dello scopone di una lettura nuova e che si fa sempre un’opera personale. Il garante sono io e per questo scrive liberamente della propria vita perché convinto, dell’artista stessa che è persona che rientra nel gioco come semplice partecipante simile a tutta la gente generosi e attenti come i molti consumatori di carte. Per tali motivi scopri quando è difficile propagandare gli artisti. Perché ci vuole coraggio per vincere il valore di questo strampalato che passa parola da molto vicino la chiave di cosa sa fare l’avversario o compagno. Lui ricorda sempre che il peggior degli artisti non è il nemico ma l’ego e sarebbe ingenuo pensare che sostituire l’io con il noi possa essere sufficiente per raggiungere l’universalità. Superando l’individualità è possibile riconoscendo e abbracciando il livello più profondo della soggettività con l’incarico di far credere a tutti che un conto è l’ego e l’altro è lo S’é. Il mondo in “Solo Voce” porta curiosità a tutti nel punto di vista ricerca devastato da un improprio e arido concetto aggregativo che si spinge a vivere con superficialità. L’omologazione afferma l’autore mantenendo la maggiore qualità di gioco bugiardo subisce e devasta l’improprio che è imbarazzante il finale di questa verità ossimoro. In diversi pensieri non c’è il piacere ma in altri già soffocati dall’ostacolo di lettura, corrisponde i preliminari di misura. Per aver scritto originalmente con la profonda assenza di me e di tutti i sensi che portano al vostro pensiero che sparta lo strampalato e l’autore originale. Che sono io in S’è. Non sempre è tutto tranquillo per punire questa mia contraddizione che si avvale e ferisce me stesso per dovere e obbligo a rientrare nei conti del pari e del dispari. E ora aldilà della mia sfogata a ruota libera e strampalata risponde e chiude senza aggiungere altre parole. Se non sono le tue, va bene così! Sì!

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